Michele Bianco

Michele Bianco, plurilaureato, è docente di etica universale e etiche contemporanee al master ii livello di bioetica all’università di bari. studioso degli sviluppi del criticismo e della genesi dell’idealismo, nella filosofia classica tedesca, con particolare attenzione a Kant ed Hegel, ha approfondito, anche, interdisciplinarmente, le letterature comparate, la storiografia moderna, nonché il rapporto tra le filosofie contemporanee e la teologia, consapevole che oportet philosophari in theologia.

Per la filosofia ha pubblicato Letture filosofiche. Saggi su Hegel, Sohn-Rethel, Bonaventura e Agostino (Guida 2004) e, per la Francoangeli, Religione e filosofia in Hegel (2006), Dialettica e speranza. Bloch interprete di Hegel (2007), Etica e storia in Kant (2010), Reditus ad Deum. Filosofia e Teologia in San Bonaventura fra preghiera e mistica (2012).

Membro del comitato scientifico di «Sinestesie», Rivista di studi sulle letterature e sulle arti europee, è autore di numerosi saggi letterari su Dante, Goldoni, Manzoni, Carducci, d’Annunzio, Luzi e la poesia religiosa del novecento, de Simone Palatucci, ecc.

In ambito storico è coautore dei volumi San Ciriaco D. & M. Agiografia e Dinamica istituzionale d’un culto santuariale a Torre le Nocelle (Dragonetti 2004), Giovanni Palatucci. Un olocausto nella Shoáh (Accademia Vivarium Novum 2003) e Giovanni Palatucci. Un giusto e un martire cristiano (La scuola di Pitagora 2012).

Gli è stato conferito un dottorato h. c. in Social Psicology Sciences da una prestigiosa università americana; é, infine, ricercato conferenziere presso numerosi atenei e licei di stato.

 


Pubblicato da Edizioni Sinestesie

Michele Bianco

Reditus ad Deum. Filosofia e teologia in San Bonaventura tra preghiera e mistica

Devo moltissimo a don Michele Bianco per il molto che mi offre con il suo ampio e dottissimo volume dedicato alla filosofia e alla teologia di San Bonaventura (e sarà una lezione preziosissima per tutti i futuri lettori). Ho, in questo modo, ripercorso, il pensiero di San Bonaventura; e c’è, in più ancora, [che l’autore] dedica molte e suasive pagine […]